ASPETTI EDUCATIVI

LO SPIRITO DÌ QUESTO SPORT

Un gioco divertente, dinamico, cavalleresco.
I bambini e le bambine - queste ultime spesso molto abili - affrontano l’impegno sportivo e l’allenamento divertendosi, sfoderando sul campo grinta e voglia di giocare. Questo sport spettacolare è formativo, non solo per il fisico dei piccoli giocatori, cui dona velocità e resistenza, ma anche per lo spirito: la lealtà e il coraggio, soprattutto, sono doti che in campo vengono stimolate e gratificate.

I BAMBINI E IL RUGBY

Il rugby per i piccoli ha regole semplificate, si gioca su campi di dimensioni variabili a seconda dell’età e del numero dei giocatori disponibili. Il gioco, anche nelle fasi più concitate, è molto meno cruento di quanto si possa pensare. I bambini imparano presto a cadere, scivolare sull’erba e a proteggersi, imparano a non temere il contatto fisico e giocano prestissimo con molta naturalezza, divertendosi. Ma il rugby significa soprattutto gioco di squadra, gruppo, rispetto per l’avversario, correttezza e lealtà.



ASPETTI PEDAGOGICI DEL GIOCO DEL RUGBY

I principi fondamentali del gioco sono: avanzare, sostenere e continuare ad avanzare e a sostenere in ogni situazione di gioco. Sia quando ci si trova in possesso del pallone sia nel caso contrario, è sempre necessario avanzare, per mettere sotto pressione l'avversario, ed è sempre necessario sostenere il compagno che attacca o difende.
Sono proprio questi principi che rendono il gioco del rugby fortemente educativo e formativo perché insegna ai ragazzi:
ad avanzare sempre, cosi come dovranno fare nella vita, sia nelle situazioni positive sia in quelle negative, perseverando nell'impegno senza mai scoraggiarsi;
a sostenere sempre il proprio compagno, stimolando cosi il senso di solidarietà e lo spirito di cooperazione, rendendo calzante a pennello per il rugby il motto "uno per tutti, tutti per uno".
A tale proposito, ci piace riportare il parere di un operatore psicopedagogico: "la preparazione per la vita: disciplina, rigore, altruismo. Non credo ci sia uno spettacolo più gioioso, esaltante ed entusiasmante di una partita di minirugby giocata da bambini e bambine. La serietà dell'impegno e la concentrazione nello sforzo di superarsi sono seconde solo alla passione "ancestrale" del gareggiare con la palla. Ma il minirugby è uno sport di squadra e insegna non solo la destrezza finalizzata a superare l'avversario, ma anche la cooperazione di un gruppo, la disciplina e il rigore dell'azione. Non c'è scuola migliore per prepararsi alla vita".
Il rugby è sport di contatto e di combattimento: da ciò deriva uno sviluppo delle capacità di autocontrollo dei praticanti. Sono infatti tante le situazioni nelle quali l'aggressività e la determinazione, che rappresentano qualità ricercate nel giocatore di alto livello, devono essere controllate e non possono, mai e per nessun motivo, sfociare nella violenza fine a se stessa.

Ecco perché:

• in molti paesi anglosassoni il rugby, gioco nato in una scuola e codificato nelle regole fondamentali nella scuola stessa, è inserito nei programmi scolastici e viene proposto agli studenti di ogni ordine e grado sia come materia di studio sia come primaria attività sportiva;

• tutti gli anni, alla finale di campionato scolastico della provincia di Dublino (Irlanda), sono presenti oltre 15.000 persone tra studenti, insegnanti, genitori e famigliari, tutti rigorosamente vistiti con le maglie dei colleges finalisti;

• in Inghilterra la sfida sportiva studentesca più seguita dal pubblico e dai media è l'annuale sfida tra le università di Cambridge e di Oxford, nella quale si scontrano ormai da decenni due scuole rugbistiche che, seppur diverse nel modo di intendere il gioco, forniscono oltre ai manager del futuro anche i migliori atleti britannici;

• il Ministero della pubblica istruzione, riconoscendo queste caratteristiche peculiari del rugby, ha sottoscritto con la Federazione Italiana Rugby un protocollo d'intesa (Dm 114, 9/3/98) per favorire la conoscenza e la pratica del rugby in tutte le scuole italiane. Siamo fortemente convinti che la nostra proposta al mondo della scuola possa trovare interlocutori validi e interessati.



IL BAMBINO CONOSCE TRAMITE IL FARE

Il "fare" che noi utilizziamo è il gioco del rugby, con fasi di contatto controllato, che valorizza il gioco di squadra e che sviluppa le capacità condizionali e coordinative del bambino.
Naturalmente le fasi di contatto e la complessità del gioco sono commisurate allo spazio in cui si gioca e alla capacità dei ragazzi: il contatto infatti è estremamente limitato, poiché il gioco sarà sviluppato in spazzi stretti "variabili" ma sempre con l'obiettivo di imparare a evitare l'avversario, non con quello di affrontarlo in uno scontro diretto.
Alla fine del ciclo di allenamenti tutti i ragazzi saranno in grado di giocare a rugby, uno sport semplice e di facile comprensione.

Maschi e femmine partecipano insieme a tale attività, poiché a questa età lo sviluppo fisico e fisiologico non ha ancora evidenziato differenze apprezzabili, con il duplice vantaggio di permettere un'esperienza non vincolata a capacità motorie già acquisite da uno solo dei due sessi e di sviluppare, quindi, una buona integrazione tra i maschi e le femmine. Inoltre, cimentarsi con uno sport "nuovo" permette anche una migliore integrazione tra etnie differenti, svincolato come è da esperienze pregresse.

L'impostazione metodologica basata sul gioco permette di assicurare la necessaria spontaneità di espressione e di tenere alto il livello di attenzione.


OBIETTIVI METODOLOGICI

Il rispetto delle regole
Qualsiasi gioco o esercitazione motoria prevede la conoscenza e il rispetto di regole di comportamento. I ragazzi devono imparare, attraverso il gioco di squadra, che l'infrazione non nuoce solo a chi la commette, ma a tutta la squadra. Devono interiorizzare, con un processo più razionale, che rispettando le regole si possono raggiungere gli obiettivi prefissi. Tutto questo i ragazzi lo imparano giocando, poiché il gioco diventa il "trucco" con il quale l'educatore trasmette un concetto complesso come quello del rispetto delle regole.

Il rispetto dei compagni
Immediatamente conseguente al rispetto delle regole è l'importantissimo rispetto dei compagni. Attraverso questo concetto i ragazzi imparano relazionarsi con gli altri e quindi a collaborare o competere in maniera costruttiva.
Essendo il gioco del rugby uno sport di squadra (e di contatto), il gioco stesso insegnerà ai ragazzi che i compagni, che ti consentono di giocare, fanno parte dello stesso gruppo di persone che condivide le stesse fatiche, le stesse gioie e le stesse delusioni. Naturalmente il ruolo dell'educatore in questa fase è fondamentale: egli rinforzerà ogni atteggiamento di incoraggiamento tra compagni e condannerà ogni rimprovero tra di essi.

La collaborazione
Dovendo giocare in squadre, i ragazzi devono imparare a collaborare per raggiungere un obiettivo comune. Generalmente, nel rispetto dello sviluppo del ragazzo, è bene partire da una risoluzione individuale del problema: ogni persona è naturalmente predisposta a concentrarsi prima sulla propria persona e sulle proprie potenzialità, poi sulla cooperazione con il gruppo. È positivo che tutti i ragazzi provino una risoluzione personale della situazione: molti individui passano la palla al compagno apparentemente per cooperare, in realtà solo per scaricare la difficoltà ad altri. Così facendo, però, non riusciranno mai a conoscere le effettive potenzialità del proprio corpo.
Fino a 9-10 anni la collaborazione viene vissuta come un insieme di compiti individuali affiancati ma divisi, ovvero il lavoro del compagno inizia dove finisce il proprio, mentre dopo i 10 anni si elabora un concetto più complesso, cioè che con tanti sforzi congiunti, insieme si arriva a un obiettivo comune sacrificando le ambizioni personali per mettersi al servizio del bene della squadra. Questo insegna ai ragazzi che nessuno è inutile all'obiettivo comune, ma che ognuno può partecipare al raggiungimento dello stesso mettendo a disposizione della squadra le sue capacità. Viene cosi stimolata la valorizzazione delle capacità personali, la solidarietà e l'attitudine al lavoro di gruppo. Naturalmente l'educatore in questa fase incoraggerà tutte le iniziative di collaborazione tra compagni e cercherà di correggere l'individualismo sfrenato che spesso rappresenta un grosso problema nei ragazzi che non hanno superato la fase dell'egocentrismo.

Il rispetto dell'avversario
È questo l'elemento che rende intelligente il gioco: senza l'avversario non si creerebbero quelle varietà e quantità di problematiche belle da dover risolvere (come posso superare il mio rivale: aggirandolo + spingendolo indietro + con l'aiuto di un compagno + scavalcandolo con un calcio a seguire + ecc.) ed è pertanto fondamentale che il ragazzo impari subito a capire che senza l'avversario il rugby non può essere giocato. Inoltre il fatto che il nostro è uno sport di contatto "o di combattimento" fa sì che il ragazzo sviluppi subito il rispetto dell'avversario più che negli sport senza contatto.
Nel gioco del rugby alla fine di ogni partita, com'è tradizione, verrà chiesto ai giocatori di formare un "corridoio", attraverso il quale far passare gli avversari per salutarli stringendo loro la mano, per sottolineare il fatto che essere avversari non significa essere nemici. 

La fiducia in se stessi
Raggiungere degli obiettivi, segnare una meta, riuscire a eseguire le esercitazioni motorie proposte permette ai bambini di aumentare la fiducia in se stessi. Attraverso il corpo e il movimento gli allievi accrescono la consapevolezza nei propri mezzi e, provando, si accorgono di essere in grado di affrontare anche situazioni complesse. Per raggiungere questo obiettivo gli educatori propongono esercitazioni commisurate alle capacità degli allievi e con difficoltà progressive, prima globali e poi specifiche, permettendo ai bambini di non affrontare ostacoli che non siano in grado di superare.

La paura del contatto
Il contatto con la palla, con il terreno, con l'avversario e con il compagno è una particolarità necessaria nel gioco del rugby. Il superamento della paura del contatto è funzionale all'accrescimento della fiducia in se stessi.
Essendo i ragazzi non abituati ad attività motorie di contatto si genera in essi un senso di insicurezza che si estende anche all'attività di relazione. Attraverso esercizi vari di giravolte, camminate "a quattro zampe", con l'ausilio di materassi e altri supporti didattici specifici, gli educatori daranno ai ragazzi gli strumenti necessari per un approccio graduale al contatto.



LO SVILUPPO DELLE CAPACITÀ COORDINATIVE E CONDIZIONALI ATTRAVERSO IL GIOCO DEL RUGBY

Capacità coordinative
Il gioco del rugby è un ottimo strumento per lo sviluppo delle capacità coordinative, grazie principalmente all'uso della palla ovale e alla dinamica propria del gioco, che ha come principio l'avanzamento attraverso la ricerca dello spazio che si modifica durante il gioco stesso. In questa dinamica il giocatore sviluppa la percezione e controllo del proprio corpo e le capacità coordinative dinamico-generali, spazio-temporali, oculo-manuali e inter segmentarie.

Capacità condizionali
Il gioco del rugby è un buon mezzo per sviluppare tutte le capacità condizionali, partendo dalla forza che si sviluppa nelle situazioni di lotta. La resistenza si sviluppa in modo globale durante il gioco attraverso il volume del lavoro, aspetto fondamentale anche nell'allenamento dei neofiti. La rapidità del giocatore di rugby è una capacità dai molti aspetti, in quanto accorpa non soltanto la capacità di agire-reagire con prontezza, di scattare e di correre velocemente, di passare la palla rapidamente, di scattare e arrestarsi, ma anche quella di intuire rapidamente e di sfruttare la situazione esistente. La rapidità psico-cognitiva del rugbista si manifesta nella veloce intuizione (capacità di percezione e di anticipazione) di una situazione del gioco, nella capacità di cambiare o di decidere velocemente un'azione efficace di gioco e nella rapidità di decisione